“Quale Guarigione? L’universo del malato oncoematologico”: gli interventi dei nostri ospiti

Esplorare l’universo del malato oncoematologico non solo attraverso la lente della clinica, ma anche nel suo impatto psicologico, sociale e spirituale. A seguire, gli interventi di tre illustri medici che hanno contribuito a definire il tema del convegno che si è tenuto il 2 e 3 marzo 2026 a Terni, organizzato dall’associazione DSVS

Negli ultimi decenni l’Ematologia ha compiuto progressi straordinari. Malattie neoplastiche che un tempo erano rapidamente fatali oggi sono, in molti casi, controllabili a lungo termine. Nella leucemia mieloide cronica, per esempio, grazie alle terapie mirate orali, molti pazienti hanno un’aspettativa di vita sovrapponibile a quella della popolazione generale. Anche nella leucemia linfatica cronica, le nuove terapie biologiche e immunologiche consentono remissioni profonde e durature. Nei linfomi di Hodgkin, soprattutto nelle forme iniziali, le percentuali di guarigione sono oggi molto elevate. Sono risultati concreti che raccontano una medicina in continua evoluzione.

Accanto ai successi scientifici, è cresciuta la consapevolezza che le malattie ematologiche complesse richiedono una gestione multidisciplinare. Ematologi, internisti, radioterapisti, infettivologi, cardiologi, palliativisti, psicologi, infermieri specializzati e molti altri professionisti lavorano insieme per costruire percorsi di cura personalizzati. Questa collaborazione è fondamentale non solo per aumentare le probabilità di guarigione, ma anche per tutelare la qualità di vita del paziente in ambiente ospedaliero e nel territorio. La sfida dei prossimi anni sarà rendere questi percorsi sempre più integrati, efficienti e sostenibili, in un contesto in cui le terapie innovative hanno costi elevati e richiedono un uso responsabile delle risorse.

Un ruolo estremamente importante è svolto dalle associazioni del Terzo Settore, dalle Fondazioni e dal volontariato civico. Nel territorio ternano realtà come AULL e CARIT insieme a tante altre organizzazioni attive e apprezzate, hanno rappresentato e rappresentano un sostegno prezioso per i pazienti e le loro famiglie. Offrono supporto umano, logistico e anche concreto all’Università e alla Azienda Ospedaliera, contribuendo a creare una rete di solidarietà che integra e rafforza l’attività sanitaria. La sanità moderna non è fatta solo di farmaci e tecnologie, ma anche di comunità, partecipazione e vicinanza.

Da ultimo ma non meno importante, guardando al futuro, è fondamentale continuare a investire nella ricerca clinica e traslazionale, portata avanti negli anni qui a Terni dalla Prof.ssa Liberati, prima di me. Partecipare a studi sperimentali significa offrire ai pazienti umbri, della provincia di Terni e ai tanti che afferiscono alla Oncoematologia dell’Ospedale di Terni, l’accesso a farmaci di ultima generazione prima che siano disponibili su larga scala.
Significa anche contribuire attivamente al progresso scientifico, in collaborazione con l’Università e con i centri di ricerca nazionali e internazionali. Solo attraverso la ricerca possiamo trasformare le sfide di oggi nelle cure di domani, garantendo al nostro territorio un ruolo da protagonista nell’innovazione e nella tutela della salute.
Questo evento nasce per aiutarci a sostenere le spese di investimento anche nel personale, le persone fanno le Strutture, e sono con noi i dirigenti medici della Struttura Genua, Martiniani, Angeletti, Lombardo, Di Loreto e Luzi e le dottoresse della Clinical Trial Unit Persichetti, Orlando e Dipatrizi che rappresentano il presente ed il futuro di questa realtà.

Dott. Arcangelo Liso

Assistenza Psicologica e Umanizzazione delle cure in Oncoematologia
La diagnosi di una patologia oncoematologica rappresenta una profonda “frattura” nell’esistenza della persona: un evento dirompente che non colpisce solo il corpo, ma scuote l’identità, i progetti di vita e l’equilibrio emotivo del paziente e del suo intero nucleo relazionale.
In linea con gli standard internazionali definiti dal National Comprehensive Cancer Network (NCCN) e dall’American Society of Clinical Oncology (ASCO), il monitoraggio del distress psicologico è oggi riconosciuto come il “sesto parametro vitale”, assumendo la medesima rilevanza clinica della pressione arteriosa o della frequenza cardiaca. L’evidenza scientifica conferma infatti che un distress non trattato correla con una minore adesione alle terapie e un prolungamento dei tempi di degenza. Al contrario, l’integrazione precoce del supporto specialistico riduce significativamente i livelli di ansia e depressione clinica. Una meta-analisi pubblicata sulla rivista Cancer (Satin, Linden, & Phillips, 2009) evidenzia dati cruciali in tal senso: i tassi di mortalità risultano superiori del 25% nei pazienti con sintomi depressivi e del 39% in quelli con diagnosi di depressione maggiore. Intervenire sulla componente psichica, dunque, non mira esclusivamente al benessere emotivo, ma può influenzare positivamente la stessa prognosi biologica del paziente.
In questo scenario, la Struttura Complessa di Psicologia dell’Azienda Ospedaliera di Terni, diretta dal dr. Stefano Bartoli, fornisce assistenza specialistica a pazienti e familiari lungo l’intero iter di cura. L’attività clinica è orientata a facilitare l’adattamento alla malattia aiutando il paziente a elaborare il trauma della diagnosi, sostenendo al contempo l’adesione ai trattamenti attraverso la riduzione dello stress e favorendo una comunicazione efficace e trasparente tra l’equipe sanitaria e la persona assistita. Consapevole che la malattia coinvolge l’intero sistema relazionale, la Struttura riserva una specifica attenzione ai caregiver, offrendo percorsi di counseling volti a prevenire il cosiddetto caregiver burden, il sovraccarico fisico ed emotivo legato all’assistenza e fornendo supporto nelle fasi più critiche del percorso terapeutico.
Questo impegno si inserisce nel più ampio processo di Umanizzazione delle cure promosso dalla Direzione dell’Azienda Ospedaliera “S. Maria” di Terni. Nel 2024, tale visione ha portato alla realizzazione di “PegaSoS”, una WebApp dedicata ai bisogni di pazienti, familiari e operatori sanitari. La piattaforma offre informazioni, riferimenti per orientarsi nei diversi Servizi offerti dall’Ospedale e indicazioni mediche, psicologiche e nutrizionali scientificamente validate, con l’obiettivo di contrastare la diffusione di contenuti inesatti o con finalità commerciali presenti in rete. Nel corso del 2026, verrà presentata una significativa evoluzione dello strumento, contenente numerose novità tra cui una sezione interamente dedicata ai pazienti seguiti dalla Struttura Complessa Universitaria di Oncoematologia, diretta dal prof. Arcangelo Liso, consolidando ulteriormente il legame tra eccellenza assistenziale di tipo medico e psicologico.

Dott. Bartoli


La ricerca clinica accademica e la ricerca farmacologica sono elementi fondamentali dell’oncoematologia moderna. Sono percorsi complessi, regolati da norme internazionali come le ICH – Good Clinical Practice che definiscono gli standard etici e scientifici per ogni studio condotto sull’uomo. Per “sperimentazione su soggetti umani si intende l’identificazione e la verifica degli effetti collaterali (tossicità) e delle proprietà farmacocinetiche e farmacodinamiche di un prodotto/i in sperimentazione con l’obiettivo di valutarne la sicurezza e/o efficacia”.
Le sperimentazioni farmacologiche registrative offrono vantaggi concreti sia ai pazienti sia al sistema sanitario. Consentono l’accesso precoce a farmaci innovativi prima della loro commercializzazione, e garantiscono risparmi significativi grazie alla fornitura gratuita anche dei farmaci già registrati per usi clinici e previsti nello studio (braccio di controllo) nonché delle diagnostiche più avanzate i cui costi non sono coperti dal SSN. Il beneficio più grande è tuttavia rappresentato dalla qualità dell’assistenza consistente nella metodologia rigorosa richiesta da FDA , EMA e AIFA che eleva gli standard clinici e introduce una cultura del controllo, della precisione e della trasparenza.
In conclusione, le sperimentazioni farmacologiche sono scientificamente valide, assistenzialmente utili, economicamente vantaggiose e socialmente importanti.
La ricerca clinica non può esistere senza un solido impianto etico. La Dichiarazione di Helsinki e le Good Clinical Practice ricordano che ogni studio deve garantire “il rispetto dei diritti dei partecipanti” e “la veridicità dei dati della ricerca” all’interno della progettazione, registrazione/approvazione e nella conduzione. I Comitati Etici vigilano su ogni dettaglio: dal protocollo alla sicurezza, dal consenso informato all’idoneità degli sperimentatori. Nulla può iniziare senza il loro parere favorevole.
Per tutto ciò i comitati etici devono esprimere il parere favorevole e sono chiamati a valutare:
• la pertinenza e la rilevanza della sperimentazione e del disegno dello studio;
• la valutazione dei benefici e dei rischi;
• il protocollo;
• l’idoneità dello sperimentatore e dei suoi collaboratori;
• il dossier per lo sperimentatore;
• l’adeguatezza della struttura sanitaria;
• l’adeguatezza e la completezza delle informazioni scritte da comunicare al soggetto, il consenso informato (CI)
• le disposizioni previste in materia di assicurazione e risarcimento in caso di danni o di decesso;
• le modalità di arruolamento dei soggetti
Il cammino che porta un farmaco dal laboratorio al letto del paziente è articolato in fasi precise:
• Studi preclinici, che valutano effetti farmacologici, farmacocinetica e tossicità.
• Studi clinici
o Fase I, primi studi sull’uomo, con scopo conoscitivo e non terapeutico, per definire tollerabilità e dose massima tollerata.
o Fase II, in cui si conferma l’attività terapeutica e si definiscono le dosi efficaci e si precisa meglio la tollerabilità.
o Fase III, studi multicentrici e spesso internazionali che dimostrano efficacia e sicurezza su larga scala.
• Fase registrativa (fase IV), la farmacovigilanza nel “mondo reale”, dove il farmaco viene osservato su popolazioni non selezionate.
Queste fasi mostrano quanto la ricerca sia un processo vivo, adattativo ed in continua evoluzione.
Accanto ai protocolli, alle normative e alle statistiche, c’è un elemento che non compare nelle tabelle ma che è decisivo: la passione dei ricercatori. Un reparto di oncoematologia può e deve incarnare questa passione con una visione chiara: portare ai pazienti cure sempre più efficaci, sicure e personalizzate. Il lavoro, quindi, non è solo scientifico, ma profondamente umano: credere nella ricerca come strumento di giustizia, come modo per dare a ogni persona la possibilità di vivere meglio e più a lungo. Lavorare in team, costruire reti, affrontare sfide etiche e organizzative con la convinzione che “primum non nocere” non è solo un principio, ma una responsabilità quotidiana.
La ricerca clinica in oncoematologia è un equilibrio delicato tra rigore e speranza. Richiede metodo, etica, lavoro di squadra, ma anche il coraggio di innovare e la capacità di guardare oltre l’orizzonte. Grazie a professionisti che hanno dedicato la loro vita a questo percorso, oggi possiamo offrire ai pazienti terapie più efficaci e un’assistenza più attenta e consapevole. È un cammino che continua, alimentato dalla scienza e da quella passione che, come in questo caso, lascia un’impronta profonda e duratura.

(Riassunto rivisto dall’autrice il 8/04/2026)

Dott.ssa Anna Marina Liberati

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